PRIMO GIORNO “ZERO MIGRANTI”? PER LA PRIMA VOLTA NIENTE BARCHE IN ARRIVO SULLE NOSTRE COSTE È BASTATO L’INVIO DI UNA SOLA NAVE…

 

Dopo Msf se ne vanno «Save the Children» e i tedeschi di «Sea Eye». E nella scia dell’abbandono resta solo la bava velenosa di Msf decisa a scaricare sul governo italiano e sulla Libia la responsabilità della propria resa.

 In verità se ne vanno semplicemente perché non c’è più bisogno di loro. E non ce ne sarebbe mai stato se in passato il governo avesse affrontato il dossier migranti con l’attenzione dedicatagli negli ultimi mesi dal Viminale. I dati dicono, infatti, che mai negli ultimi anni s’era registrato un agosto così avaro di sbarchi. Ieri mattina sul quadrante libico, stando a Marina Militare e Guardia Costiera, non si segnalavano né partenze, né richieste di soccorso. E non si tratta di un miracolo.
Per capirlo basta consultare il Cruscotto statistico del Ministero dell’Interno che registra i dati degli sbarchi del 2016 e del 2017.
Da febbraio a giugno 2017 non c’è mese in cui gli arrivi non superino di gran lunga quelli del 2016 facendo prevedere un «annus horribilis» destinato a concludersi con oltre 200mila sbarchi. Ma a luglio, un mese in cui le partenze toccano solitamente il picco, arriva la svolta. Gli 11mila e 459 sbarchi risultano meno della metà rispetto ai 23mila e 552 del 2016. Una tendenza rimarcata dai dati quotidiani che dal 26 luglio al 10 agosto, registrano oltre al picco massimo di 418 arrivi del 3 agosto molte giornate senza un solo sbarco. Numeri da sogno se paragonati ad un 2016 in cui si registravano 2.123 arrivi solo il 30 luglio, 1.733 il giorno successivo e addirittura 3mila e 418 il 2 agosto.
Dunque cos’è successo? L’invio di una sola nave della Marina Militare, la discesa in mare della neonata Guardia Costiera libica e l’allontanamento delle Ong dal limite delle dodici miglia sono bastate a fermare sia i trafficanti di uomini sia il biblico esodo africano? E come mai gli sbarchi si sono fermati anche a Zawya, la cittadina costiera 50 chilometri ad est di Tripoli considerata, fino a tre settimane fa, una centrale della tratta di uomini? Lì il capo della Guardia Costiera Abd al-Rahman Milad, un veterano della guerra anti Gheddafi, conosciuto con il soprannome di «Bija», era il partner preferito della Brigata Al Nasr, una banda di tagliagole specializzati nel contrabbando di uomini e merci guidata da un esponente della stessa tribù di Bija. Grazie a queste connessioni tribali le attività di Guardia Costiera e trafficanti erano inestricabili.
Oggi, invece – a quanto raccontano fonti de Il Giornale in Libia – da Zawya non parte un solo gommone. In compenso grazie agli accordi con l’Italia – spiega una di queste fonti – il ministero degli interni di Tripoli gira mezzi e soldi a Bija e a quelli come lui che guidano le «varie» guardie costiere. L’addestramento della «nuova» guardia costiera è solo una copertura per non far capire che il lavoro sporco è stato delegato alle vecchie milizie fornendo loro soldi e mezzi. Il vostro governo ha trattato con le tribù che si sono fatte garanti con Bija e tutti i capi miliziani in grado di esercitare una certa autorità sia in mare, sia nelle zone d’influenza.
E così Bija e quelli come lui si godono i fondi messi a loro disposizione e fanno il lavoro richiesto. Le famiglie di trafficanti intorno a Tripoli che non hanno accettato le offerte se la sono vista con Abdul Rauf Kara e gli uomini di Rada, la milizia islamista che fa capo al ministero dell’interno. Ormai l’unica zona grigia è quella di Gharabouli, la vecchia Castelverde di voi italiani. E’ solo 66 chilometri a est di Tripoli, ma gli scontri tra le milizie islamiste e quelle del governo di Fayez al Serraj impediscono qualsiasi controllo e quindi le uniche partenze possono arrivare da lì. Poi però bisognerà vedere fino a quando il vostro governo continuerà a pagare. E fino a quando quelli di Serraj continueranno a girare i fondi. Sai questa, in fondo, resta sempre la Libia».
 
 
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