GESUITA ACCUSA PAPA FRANCESCO: “NON SI DIALOGA CON ISLAM BARBARO”

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 Papa Francesco sono ormai mesi che è sotto accusa per le dichiarazioni considerate troppo di apertura nei confronti dell’Islam e dell’invasione musulmana nei paesi occidentali. E a scontrarsi con il Sommo Pontefice non è solo una parte del clero, ma addirittura personaggi importanti che fanno parte del suo stesso ordine religioso, i gesuiti. L’ultimo a parlare in ordine di tempo è stato il gesuita egiziano padre Henri Boulad, 86 anni, che ha lanciato un duro atto d’accusa contro l’Islam e, indirettamente ma con lo scopo di ‘colpire nel segno’, ha lanciato un monito a Papa Francesco.

 Boulad è un esimio e stimato teologo, ha pubblicato più di 30 volumi ed è una delle massime espressioni della comunità cristiana copta in Egitto. In un saggio di ultima pubblicazione ha voluto, in maniera netta e decisa, porre l’accento sulla religione islamica e sui sui metodi violenti e intolleranti e, ha manifestato il suo totale e assoluto dissenso rispetto all’apertura al dialogo della Chiesa nei confronti dei vertici della galassia musulmana.

 

Ecco la parte più pregnante del suo j’accuse contro l’islam e contro Papa Francesco.

J’accuse l’Islam di essere la causa dell’attuale barbarie e di tutti gli atti di violenza commessi in nome della fede islamica. Non accuso i musulmani, che per lo più sono persone pacifiche, amabili e amichevoli, ma l’Islam in quanto ideologia politica. Tra i fedeli musulmani – nostri fratelli umani – ho innumerevoli amici, fedeli e irreprensibili, che auspicano essi stessi un Islam umanista e pacificato. Molti musulmani – come pure ex-musulmani – non sono responsabili di questa barbarie in nome di Dio. Non sono quindi queste persone coloro che sto accusando… ma l’Islam in quanto tale. E non accuso nemmeno i terroristi né il terrorismo. E neppure unicamente i Fratelli Musulmani o la nebulosa di gruppuscoli gravitanti attorno a questa confraternita jihadista e violenta. Come pure non accuso né l’islamismo né l’Islam politico e radicale.

Accuso semplicemente l’Islam, che, per sua natura, è al contempo politico e radicale. Come già scrissi oltre venticinque anni fa, l’islamismo è l’Islam senza veli, in tutta la sua logica e il suo rigore. È presente nell’Islam come il pulcino nell’uovo, il frutto nel fiore, l’albero nel seme. Esso è portatore di un progetto di società volto a stabilire un califfato mondiale, fondato sulla Sharia, unica legge legittima, poiché divina. Si tratta di un progetto universale e globalizzante: totale, totalizzante e totalitario. L’Islam è contemporaneamente religione, stato e società: din wa-dawla. Ed è infatti così che è sempre stato, sin dalle sue origini più remote. Con il passaggio da Mecca a Madina (l’Egira), l’Islam passò dallo status di religione a quello di stato teocratico. […]

Accuso di deliberata menzogna coloro che pretendono che le atrocità commesse da musulmani «non abbiano nulla a che spartire con l’Islam». È infatti proprio in nome del Corano e delle sue precise ingiunzioni che questi crimini vengono perpetrati. Il solo fatto che l’appello alla preghiera e l’incitazione all’uccisione degli infedeli siano preceduti dal medesimo grido ‘Allah-u-akbar’ (Dio è il più grande) è altamente significativo. […] Accuso l’Islam di essersi arenato in un dogmatismo, da cui non riesce a uscire: auto-imprigionatosi nella trappola del rancore, accusa l’intera umanità delle proprie sconfitte, in un’opera di vittimizzazione e auto giustificazione.

Accuso al-Azhar, in teoria incarnazione dell’Islam moderato, di alimentare uno spirito di odio, fanatico e intollerante, presso i milioni di studenti e imam provenienti dal mondo intero per formarsi presso le sue istituzioni. Al-Azhar così è divenuta una della principali fonti del terrorismo nel pianeta. Accuso al-Azhar per il rifiuto sistematico di riformare i suoi programmi e i suoi manuali scolastici e universitari.

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