Stupri, degrado e politica debole. Qui il medioevo si chiama turismo

Capoluogo meraviglioso in balia di un afflusso fuori controllo

 Negli ultimi mesi Firenze è sotto assedio: potremmo chiamarla emergenza turismo. Dal novembre del ’66 – quando l’Arno trasformò per un giorno intero il centro di Firenze in una Venezia in mezzo alle colline e i giovani di tutto il mondo accorsero per salvare libri e opere d’arte e per aiutare la gente – questa città non ha mai smesso di essere invasa dai turisti di tutto il mondo.

 L’afflusso è aumentato anno dopo anno, e continua ad aumentare, anche ma non solo per il successo televisivo dei «Medici» (che ai toscani ha fatto storcere non poco il naso). Chi passa durante il giorno in piazza del Duomo, in piazza della Signoria e nelle strade limitrofe, si trova in mezzo a una sorta di babelica «uscita dallo stadio», con una distesa di teste in movimento che fa venire il mal di mare. Si sa che le donne belle attirano pretendenti, e quando sono troppi la faccenda si complica, ma la soluzione non può certo essere quella scelta da Ulisse al suo ritorno a Itaca. Comunque negli ultimi tempi questa città si sta trasformando, sta cambiando in meglio, finalmente. Due esempi? L’apertura al pubblico il Museo degli Innocenti, cioè l’antico «Ospedale dei bambini abbandonati» inaugurato nella metà del Quattrocento, con il magnifico loggiato di Filippo Brunelleschi, dove è possibile vedere opere d’arte, consultare gli archivi e bere qualcosa su una terrazza panoramica aperta a tutti. E il restauro del Museo dell’Opera del Duomo, che dopo essere stato per anni un luogo polveroso e giustamente ignorato dai turisti, è oggi il più bel museo di Firenze, dove, oltre a opere di Michelangelo, Donatello, Della Robbia – per nominare i più famosi – è possibile vedere una stupefacente ricostruzione in grandezza naturale dell’antica facciata incompiuta di Santa Maria del Fiore, avviata da Arnolfo di Cambio, e demolita a metà del Cinquecento non prima di essere stata riprodotta in un disegno da Bernardino Poccetti.

Fin qui tutto bene e tutto bello. Ma Firenze è ovviamente anche una città dove «vivono le persone», e negli ultimi mesi è sotto i riflettori per faccende che non riguardano il suo immenso patrimonio artistico, ma per fatti di cronaca assai sgradevoli. Si va dall’ipotesi di stupro di due esponenti delle forze dell’ordine, alla recente rapina in pieno centro ai danni di una gioielleria. Da un uomo trovato morto dopo due mesi e quasi mummificato, a una nuova emergenza spaccio nel parco delle Cascine. E adesso una pietra cade da un’altezza di circa trenta metri all’interno della basilica di Santa Croce e uccide un turista spagnolo. Una tragica fatalità, che non mi fa certo pensare a una situazione di degrado, cosa assai lontana dalla Firenze di oggi.

Intanto non ho ancora capito se amo Firenze o se invece la detesto, però so che mi affascina.

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