NON PAGHI LE MULTE? DAL 1 LUGLIO IL FISCO POTRA’ PRELEVARE DAL TUO CONTO IN BANCA I SOLDI…

Ebbene sì, a partire dal primo luglio 2017 il fisco potrà prelevare dal conto in banca i soldi per le multe non pagate. Questa è la conseguenza della fusione tra l’agenzia delle Entrate ed Equitalia voluta da Matteo Renzi.

Il contribuente avrà 60 giorni per pagare la multa, poi scatta il bancomat di Stato.

Sandra Riccio per La Stampa

La multa non pagata? Dal 1° luglio diventerà ancora più a rischio. Tra qualche settimana, infatti, scatterà il possibile pignoramento del conto corrente di chi non ha pagato e seguirà il prelievo diretto dal conto della somma da saldare. Il tutto senza il via libera di un giudice.

Il Fisco, insomma, potrà muoversi senza questo delicato passaggio e potrà mettere mano direttamente nei conti di contribuenti e imprese. Per le associazioni di consumatori la novità riguarderà decine di migliaia di soggetti. Quello della multa è soltanto un esempio, il nuovo corso arriva infatti a tutte le cartelle non pagate. Tra queste ci sono, per fare qualche esempio, quelle dei contributi Inps, i bolli auto mai saldati o le tante tasse ancora da versare.

Il nuovo meccanismo è figlio della «soppressione» di Equitalia, decisa da Matteo Renzi l’anno scorso. Equitalia non sarà però «smaterializzata» ma confluirà, dal 1° luglio, in Agenzia delle Entrate che diventerà anche riscossore. Questo passaggio permetterà a Equitalia di attingere dalle varie banche dati in possesso del Fisco e di poter quindi vedere anche le somme sui conti correnti del contribuente. Di conseguenza potrà decidere di pignorare il conto più sostanzioso (prima Equitalia poteva solo ricevere informazioni sul numero di conti correnti intestati al contribuente e per arrivare al suo obiettivo li pignorava tutti).

L’accesso alle banche dati, che finora era garantito soltanto ad Agenzia delle Entrate, rappresenta una svolta sostanziale che darà un’accelerata a tutta la procedura di riscossione. Certo, il procedimento di «incasso» non è automatico. Il contribuente prima di tutto riceverà avvisi e solleciti di pagamento. Dopodiché avrà 60 giorni di tempo per mettersi in regola. Come? Pagando tutto subito, chiedendo di rateizzare l’importo oppure opponendo ricorso.

In mancanza di almeno uno di questi passaggi e trascorsi i 60 giorni, la nuova Equitalia passerà al recupero coattivo che può consistere anche nel pignoramento del conto corrente. «La norma sui pignoramenti senza ricorso al giudice è in vigore già dal 2005» ci tiene a ricordare Equitalia che comunque indica il pignoramento come ultima ratio.

Aggiunge poi che grazie all’integrazione tra Equitalia e Agenzia delle Entrate, i pignoramenti saranno «mirati» e limitati al minimo. Vale a dire che, nel caso di più conti correnti, il Fisco punterà solo a quello che consente di soddisfare gli importi contestati. Le associazioni di consumatori sono sul piede di guerra. Per Elio Lannutti «siamo soltanto di fronte a un netto peggioramento delle garanzie dei contribuenti difronte ai Dracula del Fisco».

Ginevra Spina per ilgiornale.it

 

Dal 1° luglio il Fisco potrà mettere le mani direttamente nei conti di contribuenti e imprese per recuperare le somme necessarie a coprire tutte le cartelle non pagate senza bisogno di autorizzazione da parte di un giudice.

Tutto merito della “sopressione” di Equitalia, voluta da Matteo Renzi, che però non scomparirà del tutto, ma confluirà nell’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima, quindi, tra qualche settimana diventerà anche riscossore: Un riscossore che, diversamente da prima, ora avrà anche accesso alle varie banche dati in possesso del Fisco. Mentre prima Equitalia poteva solo ricevere informazioni sul numero di conti correnti intestati al contribuente, dal 1 luglio potrà vedere anche le somme contenute nei conti correnti.

L’accesso alle banche dati, che finora era garantito soltanto all’Agenzia delle Entrate, accelererà tutta la procedura di riscossione. La “nuova” Equitalia potrà pignorare direttamente i conti correnti per tutte le cartelle non pagate: multe, ma anche contributi Inps, bolli auto e le tante tasse da versare.

Anche se non occorre il via libera giudiziario, il recupero coattivo non sarà immediato e automatico: prima di tutto il contribuente riceverà avvisi e solleciti di pagamento, poi avrà 60 giorni di tempo per mettersi in regola o versando subito l’intero importo, o chiedendo di rateizzarlo oppure facendo ricorso. Solo trascorsi i 60 giorni senza che venga intrapresa una di queste azioni, Equitalia potrà passare al pignoramento del conto corrente.

La novità ha suscitato accese polemiche sia da parte di associazioni di consumatori che di vari esponenti della politica, come Giorgia Meloni e Beppe Grillo. I commenti del leader del Movimento Cinque Stelle avevano provocato la replica piccata di Matteo Renzi: un botta e risposta al vetriolo in cui nessuno dei due ha risparmiato i colpi.

La stessa società di riscossione ci ha tenuto a precisare che “La norma sui pignoramenti senza ricorso al giudice è in vigore già dal 2005” e che comunque il pignoramento viene usato come ultima ratio. Che cosa cambia allora? La novità non consiste nella possibilità di pignoramento del conto corrente senza passare dall’autorità giudiziaria da parte di Equitalia, ma nella maggiore quantità di informazioni sui consumatori a cui il riscossore potrà accedere e che prima, invece, era riservata solo all’Agenzia delle Entrate.

Un cambiamento che preoccupa non poco le associazioni di consumatori, che sono sul piede di guerra. “Siamo soltanto di fronte a un netto peggioramento delle garanzie dei contribuenti di fronte ai Dracula del Fisco”, ha commentato Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari, Finanziari, Assicurativi).

L’agenzia di riscossione prova a rassicurare i contribuenti: grazie all’integrazione tra Equitalia e Agenzia delle Entrate, i pignoramenti saranno “mirati” e limitati al minimo. Quindi nel caso di più conti correnti, il Fisco punterà solo a quello che consente di soddisfare gli importi contestati.

 

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