Pochi sanno che solo tre uomini si sono sacrificati per salvare il mondo da un disastro nucleare

 

Nonostante sia stato 400 volte più potente dello scoppio della bomba atomica di Hiroshima, non sono in molti a ricordare il disastro nucleare di Chernobyl, avvenuto in Ucraina 31 anni fa, precisamente il 26 aprile 1986. Gli effetti dell’esplosione della centrale nucleare vennero registrati in tutta Europa e i paesi colpiti più gravemente furono Ucraina e Bielorussia.

 

Pachi sanno che vi fu un momento in cui l’intero continente si trovò in una situazione ben più rischiosa: cinque giorni dopo l’esplosione, circa 2.500 tonnellate di materiale radioattivo stavano ancora bruciando nel reattore, la cui combustione si espandeva e distruggeva ogni cosa lungo il suo percorso. Stava per raggiungere un bacino contenente oltre 700.000 litri d’acqua; all’incontro delle due sostanze, la reazione avrebbe causato il diffondersi delle radiazioni in tutta Europa e la distruzione totale di due interi stati.

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Per risolvere il problema vennero chiamati i cosiddetti “liquidatori”, una squadra suicida composta da tre uomini, la cui missione sarebbe stata quella di immergersi sotto il reattore per aprire la diga e svuotare il bacino. Tutti sapevano che non sarebbero sopravvissuti per più di un giorno. Tuttavia, con milioni di vite in pericolo, non ebbero altra scelta se non quella di sacrificare la propria. A soli 100 km di distanza, una città abitata da più di due milioni di persone era ancora all’oscuro dell’esplosione, in quanto il governo sovietico aveva deciso di tenere il fatto segreto.

Tre uomini si sacrificarono. I loro nomi erano Alexey Ananenko, Valeriy Bespalov, Boris Baranov. Portarono a termine la loro missione e morirono il giorno dopo. Non furono mi chiamati eroi e vennero presto dimenticati. Vogliamo ricordarli e dimostrare la nostra riconoscenza, poiché molte persone oggi sono vive grazie alla loro scelta di morire.

 

FONTE FABIOSA.IT

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