Debora Serracchiani senza limiti: la nuova legge sui trans per i dipendenti del Friuli Venezia Giulia

 

Finora – pare – non ci sono state richieste. Eppure, evidentemente, Debora Serracchiani aveva molta premura di accontentare i transessuali qualora volessero fare domanda. La giunta del Friuli Venezia Giulia, regione governata dalla zelante piddina, ha dato mandato agli uffici di creare una procedura ad hoc per il riconoscimento della nuova identità nel caso tra i 2.875 dipendenti regionali qualcuno dovesse farne richiesta. 

Il Friuli ha deciso che d’ora in poi tutelerà “l’identità di genere dei propri dipendenti anche nel caso sia diversa da quella registrata in anagrafe, dando la possibilità ai transessuali di ottenere un’identità alias consona al sesso che si è scelto”. 

La regione guidata dalla Serracchiani, infatti, ha approvato una direttiva amministrativa affinché eventuali dipendenti regionali che vogliano veder riconosciuta anche sul posto di lavoro la propria identità percepita, possano disporre di una procedura definita. Insomma se ti chiamavi Antonio e hai cambiato sesso puoi farti chiamare Antonia nei documenti ufficiali e nelle email.

La norma, si osserva, non è ancora prevista a livello statale, dove in generale viene riconosciuta una nuova identità solo a chi ha già completato il processo di transizione da un genere all’altro. La governatrice Debora Serracchiani: “Una norma che colma un vuoto in questa disciplina specifica”.

L’identità alias comporterà l’adeguamento della documentazione identificativa, come il badge, e dei conseguenti dati informatici, compresa la possibilità di utilizzare questa identità anche nelle comunicazioni istituzionali all’esterno della Regione.

“Vogliamo garantire – spiega Serracchiani – il pieno diritto all’identità personale quale espressione della dignità del soggetto e diritto a essere riconosciuto nell’ambito sociale, anche sul luogo di lavoro”. “Abbiamo ritenuto opportuno definire un procedimento che consenta agli uffici il riconoscimento all’utilizzo della propria identità personale, seppure diversa da quella sessuale – continua la presidente del Friuli – colmando il vuoto di una disciplina specifica che dettagli i comportamenti da tenere da parte delle amministrazioni pubbliche“.

 

 

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