RIMINI, CACCIA AL BRANCO, C’E’ L’IDENTIKIT DEI 4 STUPRATORI

 

È ancora caccia al branco che ha stuprato sulla spiaggia di Rimini una turista polacca, picchiato il suo compagno e infine violentato una transessuale peruviana.

 Nella cittadina romagnola si passano al setaccio le immagini delle telecamere installate sul lungomare e negli stabilimenti balneari, mentre è arrivata anche l’unità speciale per i crimini violenti della polizia, che entra a far parte della task force attivata dalla Questura.

Di certo, al momento, è che il branco è composto da quattro persone che conoscono bene Rimini e la zona in cui è avvenuto lo stupro. “Erano ubriachi e drogati”, raccontano le vittime. Ma la polizia avrebbe già in mano l’identikit degli supratori: si tratterebbe di quatto nordafricani sotto i 30 anni, probabilmente magrebini, come dice il Resto del Carlino. Forse persino pregiudicati.

 

E anzi, come rivela l’Huffington Post, la polizia avrebbe già un impronta e le immagini dei quattro. Indizi che farebbero pensare al giro di spaccio e immigrazione clandestina. Almeno un paio dei ricercati vivrebbero comunque in Romagna, anche se potrebbero essere in Riviera solo per l’estate.

Intanto i due turisti polacchi di 26 anni restano ricoverati in ospedale, dove hanno ricevuto la visita dell’assessore alla Sicurezza, Jamil Sadegholvaad. “Erano sconvolti, terrorizzati, ma stanno affrontando il dramma con grande dignità”, ha spiegato l’assessore. Il gruppo con cui i due giovani erano in vacanza in Romagna ha già fatto rientro in Polonia.

Dalle testimonianze dei ragazzi inizia a chiarirsi meglio la dinamica dell’accaduto. I due giovani hanno raccontato che si stavano scattando foto sul lungomare quando sono stati circondati da un gruppo di 4 giovani stranieri, che li ha trascinati verso il bagnasciuga e li ha aggrediti.

Il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, ha fatto sapere con una nota che l’amministrazione comunale si costituirà parte civile. “Rimini è sconvolta per questa notte di violenza improvvisa, inaudita, beluina e crudele” scrive Gnassi “e si stringe intorno alle vittime”.

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