L’urlo furioso di Feltri: “Le banche hanno rotto i co***. Date loro i nostri soldi? Basta, vi dico io cosa sono”

Queste banche ci hanno rotto i coglioni. Se un tempo dovevamo salvare ogni due per tre la Fiat, adesso dobbiamo salvare ogni mese una banca. Con la solita scusa che sono troppo grandi per fallire e che il loro tracollo avrebbe riflessi devastanti sull’ economia di tutto il Paese, ci hanno dissanguati. Vadano al diavolo una volta per tutte. Tanto nel frattempo di posti di lavoro se ne sono bruciati lo stesso a migliaia come sigarette, il Pil è crollato e i risparmiatori ci hanno comunque rimesso i loro denari. Che almeno ci facciano pagare una sola volta, non due.

Puntasse a questo, troverebbe addirittura un senso la Commissione d’ inchiesta parlamentare, le cui riunioni sembrano più che altro sedute spiritiche, dove non si ha il coraggio di far comparire Visco o Draghi, la Boschi o Ghizzoni. Ci hanno davvero scassato le palle. Pierfurby Casini, come lo chiama Dagospia, adesso tiri fuori le sue: metta alla berlina il sistema. Almeno sarà ricordato per qualcosa.

Il settore bancario italiano ha passato due giorni di fuoco e sapete perché? Perché una banca di Genova, Carige, dopo aver fatto nel corso degli ultimi anni carne di porco nella gestione del credito, ha avuto bisogno di un aumento di capitale di 560 milioni deliberato in articulo mortis in quanto ritenuto troppo rischioso. Il giorno prima era successa la stessa cosa con Creval, il Credito valtellinese, che di milioni ne cercava 700 (più di quattro volte il suo valore attuale, che è di 160 milioni di euro). Cose chiaramente da pazzi.

Una dopo l’ altra rischiano di saltare tutte. Vadano pure all’ aria, tanto a noi non cambia nulla poiché i soldi comunque non ce li prestano. Anzi, ce li chiedono. E noi non possiamo sottrarci al sacrificio per il bene del Paese, mentre gli azionisti, o le altre banche chiamate in causa, possono tirarsi indietro se giudicano la ricapitalizzazione non conveniente. Con il risultato che le azioni crollano e l’ importo iniziale dell’ aumento di capitale necessario aumenta di giorno in giorno a ritmi infernali.

Logica vorrebbe, quindi, che gli azionisti di riferimento, di solito grandi gruppi, o altre banche intervenissero subito per limitare i danni (pare che ce la facciano), ma viene da pensare che forse non lo fanno proprio con il retropensiero che tanto arriverà lo Stato a togliere le castagne dal fuoco. Eppure intervenire sarebbe il loro mestiere.

Mentre lo Stato dovrebbe occuparsi di altro: usare i suoi soldi per ridurre le tasse, creare lavoro, garantire pensioni.
Sembra quasi di essere tornati ai vituperati trasferimenti a pioggia. Quando gli enti locali spendevano e spandevano tanto a fine anno lo Stato ripianava tutto, senza neanche andare a guardare come quei soldi erano stati spesi. Il messaggio che è passato da tre anni a questa parte, con Matteo Renzi che ha saputo fare solo casino, è che le banche possono pure fallire tranquillamente, anzi gli amministratori possono rubare come vogliono loro, tanto poi presentano il conto a Padoan e lui lo paga. O meglio, lo fa pagare a tutti noi.

Quasi un anno fa, durante le vacanze di Natale, il Senato di Pietro Grasso e la Camera di Laura Boldrini si sono riuniti d’ urgenza per autorizzare il Fondo di 20 miliardi per salvare Mps, ma poi non si trovano risorse per scongiurare l’ aumento dell’ Iva. E per coprire i buchi delle banche si alzano le tasse o si tagliano i fondi ai Comuni che quindi non riescono a sistemare le strade o le aiuole né a garantire i servizi essenziali.

Però questa volta ha fatto una cosa buona l’ Europa. Ha mandato un messaggio tempestivo al governo Gentiloni: inventatevi quello che vi pare ma non vi autorizzeremo a usare fondi pubblici per Carige. Sono servite le minacce per arrivare all’ accordo.
E agli italiani dico, quel «bail in» che tutti accusano di aver procurato danni alle nostre banche è cosa buona e giusta. Perché prevede infatti che i buchi delle banche se li coprano loro stesse, cercando le risorse al proprio interno. Allora sì che staranno più attente a chi prestare i soldi, a quanti sportelli aprire in giro per il Paese e nella selezione dei dipendenti. Si vada a chiedere di pagare gli ammanchi a chi li ha fatti. Lascino in pace noi. Finirà che nessuno comprerà più azioni dei nostri istituti di credito? Tanto non le comprano lo stesso in quanto oramai son carta straccia. Si ricostruiscano una reputazione e poi ne riparliamo.

di Vittorio Feltri

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