Espulsioni di massa in Algeria, cacciati 10mila clandestini africani: “Sono un problema per la sicurezza”

Il governo algerino continua le espulsioni di massa, circa 10.000 clandestini africani sono stati cacciati e riaccompagnati alla frontiera, grazie anche agli accordi con gli Stati confinanti (loro riescono a fare gli accordi, l’Italia no). E noi accogliamo i clandestini algerini.

Circa diecimila migranti subsahariani sono stati oggetto di un provvedimento di espulsione dall’Algeria. Lo ha rivelato il Ministro degli Interni e degli Enti locali, Noureddine Bedoui, senza comunque specificare le date di tali operazioni di accompagnamento alle frontiere, possibii grazie all’accordo con i ”Paesi interessati”, presubilmente quelli di origine dei migranti.

Le operazioni di rimpatrio di migliaia di persone hanno avuto un impulso con la realizzazione nelle province algerine meridionali (soprattutto quella di Tamanrasset), di campi dai quali i migranti ripartono anche godendo di una piccola somma di denaro loro data per le esigenze del viaggio di ritorno.
Le operazioni di rimpatrio hanno certamente avuto periodi di tregua, ma non si sono mai fermate. La più importante risale allo scorso agosto, quando il ghetto dei rifugiati subsahariani realizzato sotto il ponte di Oued el Kerma, tra i Comuni di Baraki e Baba Ali, è stato raso al suolo per ordine del governo. Nel ghetto vivevano in condizioni disumane 1600 migranti, collocati, dopo lo sgombero, nella località di Réghaïa, a est di Algeri.

Il Ministero degli Affari Esteri, che aveva insistito sul fatto che questa operazione era stata condotta in accordo con i Paesi di origine (in particolare Mali e Niger) , aveva chiaramente affermato che lo Stato algerino non vuole migranti clandestini sul suo territorio considerandoli un problema per la sicurezza.

Con fonte globalist.it

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