I nuovi vigili della grande città del Nord. Occhio, che cosa li ha assunti a fare il Comune

Immigrati, il comune di Parma assume i profughi come vigili

Chissà se tra di loro c’ è anche qualcuno di quei migranti perfettamente integrati (come no!) che lo scorso agosto a Parma picchiarono selvaggiamente l’ autista di un bus, “reo” di aver suonato col clacson per non investirli a una fermata. È lecito chiederselo ora che il Comune di Parma ha lanciato un super-piano per l’ integrazione, arruolando una quindicina di richiedenti asilo nelle squadre dei nonni volontari che si occupano di sorvegliare i bambini all’ entrata e all’ uscita di scuola, assistendo i vigili urbani. La ragione ufficiale del provvedimento, voluto dal Comune di Parma e accolto dall’ Auser – l’ associazione che coinvolge anziani in attività socialmente utili – è che ci sarebbe carenza di personale tra i volontari, finora incaricati dell’ incombenza. Non ci sono più italiani disponibili? Allora reclutiamo i profughi, o presunti tali.

Certo, questo meccanismo sembrerebbe confermare la vecchia diceria sugli immigrati che ormai fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare. E sembrerebbe anche una forma positiva per coinvolgerli nella vita della città, «un tangibile e quotidiano passo avanti per l’ integrazione», come lo ha definito l’ assessore al Welfare Laura Rossi. Sempre meglio che facciano qualcosa anziché bivaccare. E sempre meglio che badino alla nostra sicurezza anziché minacciarla, potrebbe essere la logica.
La verità tuttavia è che dietro questa manovra c’ è un’ evidente strategia propagandistica.

Siamo davvero sicuri che non ci fosse più un parmense, uno solo, giovane o vecchio che fosse, pronto a dedicarsi alla faccenda? È verosimile che, pescando tra le decine di associazioni di volontariato della città, non si trovasse una persona, una sola, pronta a prendersi quell’ incarico? Maddai Certo, è possibile che ci fosse carenza di organico, che qualche vecchietto si fosse stancato o fosse troppo vecchio per farlo ancora. Ma allora estendiamo la fascia di età, coinvolgiamo altri cittadini volenterosi a prescindere dall’ anagrafe, magari gli stessi genitori disoccupati di alcuni alunni o, perché no, qualche consigliere sfaticato che così magari si renderebbe utile alla città.

Le figurine – Invece no, bisognava arruolare il Profugo. E questo come icona di integrazione, come figurina da vantare agli occhi dei perbenisti e buonisti, per strappare il plauso dei salotti radical chic e magari pescare qualche voto in più in quella platea. Perché, e qui ha ragione il capogruppo forzista a Fidenza Francesca Gambarini, «il sindaco di Parma, Pizzarotti, sta lavorando sodo per scavalcare a sinistra il Pd. La sua è una trovata pubblicitaria per lanciare il nuovo partito, accreditarsi come uomo nuovo della sinistra e conquistare un seggio in Regione». Operazione politica che, d’ altronde, non tiene conto del vero statuto di questi migranti. Sono davvero dei profughi, scappati da guerre, o semplici immigrati clandestini che, lungi dal fare la guardia alle nostre scuole, dovrebbero essere caricati su un aereo e rispediti al loro Paese? Il rischio infatti è che questi irregolari poi si guadagnino sul campo la conferma della loro presenza sul nostro territorio, usando la loro attività civica come arma di ricatto per farsi rilasciare almeno un permesso di soggiorno.

Vale pertanto quello che dice il consigliere comunale e deputato leghista Laura Cavandoli: «A Parma succede anche questo: richiedenti asilo (e più della metà saranno dichiarati clandestini) fanno servizio di vigilanza scolastica, a contatto coi nostri bambini. Noi della Lega stiamo preparando un’ interrogazione perché il Comune sciolga questo folle accordo». E poi c’ è il cortocircuito, rilevato dal consigliere regionale leghista Fabio Rainieri, per cui molti di quelli che fino all’ altro ieri facevano i parcheggiatori abusivi si ritroveranno a gestire il traffico, con tanto di pettorina ufficiale, «per avere credibilità nel riscuotere l’ obolo».

La lezione – Suona strano d’altronde che profughi che dovrebbero essere assistiti da volontari finiscano per fare loro stessi i volontari. Non vorremmo fosse un precedente per giustificare ulteriormente l’ immigrazione di massa: vedete, vengono qui e, senza chiedere un soldo, si mettono a nostra disposizione, assicurando un servizio civico fondamentale Infine, non è da trascurare il messaggio pedagogico-culturale. Piazzare dei migranti davanti alle scuole, e sostituirli simbolicamente alle figure dei nonni, vuol dire contribuire a un lavaggio del cervello dei più piccoli ed educarli all’ ideologia dell’ accoglienza a tutti i costi. Guarda un po’ qua, figliolo. Quello che faceva tuo nonno, lo può fare benissimo un immigrato.
C’ è da rimanere vigili. In tutti i sensi.

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